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“Immortali” di Simone Prisco, Douglas Edizioni.

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Esiste un periodo nella vita, durante il quale ci si sente invincibili; un campo di battaglia spirituale dove ad ogni ferita “letale” ci si rialza come se niente fosse accaduto, come fossimo Immortali. Con questo titolo, il maestro di Pozzuoli, ormai alla sua terza fatica autoriale per il mercato fumettistico, imbastisce nelle 116 pagine fittissime che compongono il volume, un percorso in cinque capitoli che provoca una scossa nell’angolo più intimo del nostro vissuto passato. In barba ad ogni convenzione o limite sociale, l’adolescenza è un trip continuativo dovuto ad una dipendenza dal mondo circostante. Abbandonati i giocattoli sul tappeto, si accumulano migliaia di esperienze che, attraverso una cernita legata ad imprevedibili eventi, portano alla formazione dell’individuo adulto.  Leggendo (dentro) ogni tavola creata da Simone Prisco, non si può non sentirsi parte dei ”ragazzi del muretto” di  Via Napoli. Un quartetto di diavolacci composto da  Carlo, Mirko, Virgilio e Diego, uniti da affetto fraterno e da promesse “infrangibili” (sia nei momenti più spensierati che nelle azioni più malsane). Ma se c’è qualcosa che può distruggere la perfezione del mondo ovattato adolescenziale, è la presa di coscienza della scadenza imminente di tutto quello che stiamo vivendo in quel preciso istante. Come se la filosofia del Carpe Diem fosse uno yogurt rimasto troppo a lungo in frigo. Senza darci il tempo di assestarci dalle rapide presentazioni, l’autore ci manda in flash forward. Ma come? e il liceo? e le prime ragazze? il primo tiro di sigaretta? tutte cose già viste e vissute grossomodo da tutti. Piuttosto, ci sentiamo con la coscienza pulita? Una chiamata ai nostri amici l’abbiamo mai fatta? Siamo sicuri che non avessero bisogno del nostro aiuto? Con un velo di cinismo, Simone ci accompagna in un mea culpa dolorosissimo che si sviscera nella colorazione ricercata e maestosa. Tavola dopo tavola, ritrovando ognuno dei quattro amici, percorreremo i loro problemi lavorativi, i loro demoni e, con commozione, i vizi deleteri che hanno posto fine, per quanti si sono smarriti, ad un latente ed insopportabile male di vivere. Tuttavia, questo gigante partenopeo dell’illustrazione, ci regala un finale di redenzione e soprattutto di perdono che, con avidità, si ricerca sin dalle primissime pagine. Immortali si conferma come l’opera (dal taglio velatamente autobiografico) più matura di Simone Prisco, che si candida anche per quest’anno tra i must have della Douglas Edizioni durante l’edizione del Napoli Comicon 2017

“IRENE” di Simone Prisco, Douglas Edizioni.

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Herman Hesse una volta disse: “Come corpo ognuno è singolo, come anima mai”. L’ultima opera di Simone Prisco, Irene, può essere considerata la prova definitiva. Una dichiarazione d’amore sconfinato, radicata nel destino silenzioso di due bambini che, ventotto anni fa, si incontrarono in riva al mare per giocare insieme. Sfogliando le pagine, non si può restare indifferenti all’intima dolcezza che caratterizza l’ulteriore tassello di Vita che l’artista ci presenta. Senza risparmiarsi, ha miscelato l’essenza dei vividi ricordi della propria adolescenza a quelli d’infanzia di sua moglie (sensibilmente legati alle granitiche pagine di un diario segreto). In realtà, l’intero graphic novel è un mosaico di eventi reali e di pura fantasia; un’ottima opportunità per il lettore, che avrà la possibilità di concentrarsi esclusivamente sulla purezza dei sentimenti. Il magistrale cambio di colorazione che accompagna l’alternanza dei fotogrammi è sbalorditivo. Ad un’approfondita analisi delle tavole si possono notare, tra i morbidi toni pastello, i riflessi della battigia, la rifrazione della luce sul fondale, le sfumature dei caldi tramonti estivi. Ma la vera chicca, che da sola varrebbe l’acquisto del volume, è il tie-in Iris La Corsara. Qui, il Maestro puteolano, ha dato prova di non temere rivali neppure sul difficile campo di battaglia dell’illustrazione per l’infanzia. Da un punto di vista della sceneggiatura ritroviamo una solidità fatta di parole semplici e timide, quasi sussurrate, apprezzabili specialmente nelle pagine che passano in rassegna gli anni del liceo dei due protagonisti. Essendo io stesso campano, ho adorato l’intercalare di un compagno di banco in risposta alla freddezza sbrigativa di un professore (un “easter-egg” che strappa davvero un sorriso). Nei bianchi e neri fittissimi caratterizzanti gli anni adolescenziali, si percepisce l’inevitabile rincorrersi dei due, che raggiungerà l’apice del lirismo con la rappresentazione del primo bacio: la tavola assume una sorta di tridimensionalità, come se avesse vita propria, avvolta in una dilatazione temporale. Nelle ultime pagine, grazie ad un salto narrativo pulito, Simone cattura definitivamente l’anima di Irene nell’evocativa location del loro primo incontro, affidando per un’ultima volta, i ciclici ricordi estivi di un’infanzia ormai lontana, alle silenziose pagine del diario segreto… ultimo baluardo di innocenti confessioni.

Pubblicato da Douglas Edizioni, l’ultimo lavoro di Simone Prisco sarà presentato in anteprima al Napoli Comicon 2016. Un’occasione imperdibile per conoscere un maestro d’arte di grande spessore.

Giuseppe Sanseverino.

“MORS TUA” di Giuseppe Andreozzi e Giovanni Lucarelli, Douglas Edizioni.

urlIl genere zombie, nella sua evoluzione gaussiana, ha sofferto una svalutazione tendente al ribasso dei contenuti che, anziché causare la scomparsa di un fenomeno ormai stantio, ha portato le major cinematografiche ed editoriali a saturare il mercato (talvolta con prodotti scadenti). Non vogliatemene, sono un appassionato lettore di The Walking Dead, ma credo che lo stesso Robert Kirkman ormai abbia ben poco da offrire. La ciclicità delle storie, in cui i soliti noti si ritrovano a dover sopravvivere ad innumerevoli orde zombie, ha fatto il suo tempo (sebbene Kirkman abbia più volte dichiarato che il senso della serie sia mettere in mostra il peggio che è in ognuno di noi in condizioni estreme). Tuttavia, ancora c’è un barlume di speranza per arrivare al cuore dei lettori. Prodotti freschi come Highway to Hell, iZombie, 28 Giorni Dopo e L’impero dei Morti, si sono rivelati una vera e propria manna dal cielo. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per Mors Tua prodotta da Douglas Edizioni. Nata dalla collaborazione di Giuseppe Andreozzi (ai testi) e Giovanni Lucarelli (ai disegni), la serie vanta un’ambientazione tutta italiana e, pertanto, possiamo dare un felice addio alle manie di protagonismo a stelle e strisce. Un altro punto a favore è segnato dal tempo, lento, che scandisce gli eventi narrativi di due storie distinte e separate che andranno a fondersi nella naturale prosecuzione della lettura. Sebbene gli incontri con i vaganti siano ridotti all’osso, si percepisce comunque il terrore di chi, sfortunatamente, ha conservato la propria umanità (un concetto del tutto relativo in situazioni apocalittiche), il freddo silenzioso della neve, la fame, la disperazione di un mondo asservito alla putrescenza. Tutto ciò è accompagnato da disegni dinamici e sporchi, che fanno largo uso di nero e scale di grigio, prestandosi perfettamente al tono crudo e cupo della miniserie (che dovrebbe chiudersi con il quarto ed ultimo spillato). Arricchito di un artbook finale, ogni numero è (come sempre) una chicca, risultando perfetta nella sua impaginazione ed esente da errori tipografici. Arrivando al sodo, posso ad ogni modo consigliare questa serie come una valida alternativa al mainstream (gonfio di conservanti) che satura edicole e fumetterie.

Giuseppe Sanseverino

“COMMUNION – Vol.1 Genesis” di Marco Chiuchiarelli, Stefano Chiuchiarelli e Simone Prisco, Douglas Edizioni.

12119139_828538883933376_4608980411732094314_nAvevo all’incirca dieci anni quando mio padre si presentò a casa con uno strano videogioco chiamato Broken Sword. Un prodotto del genere, oggi, farebbe storcere il naso a molti ma, all’epoca, si spalancò per me un mondo magico fatto di misteri impossibili e rocambolesche avventure, che vedeva protagonista il turista George Stobbart (una vera e propria calamita per i guai). Vi starete chiedendo il motivo per il quale io stia ricordando e raccontando di un un punta-e-clicca di quasi vent’ anni fa. Beh, sfogliando le pagine del primo volume di Communion, ho percepito la stessa aura misteriosa e magica che provai nell’aiutare quel turista americano in viaggio a Parigi. In Communion, però, l’ambientazione è italianissima, così come il protagonista, Elio Damiani, presentato (sin da subito) nel pieno dell’ennesimo pavor nocturnus. Relativamente turbato, data la frequenza degli attacchi, si siede al computer al fine di verificare l’andamento di un’asta online per l’acquisto di un libro. Non uno qualsiasi, ma un grimorio, una clavicula. Giunto a Cortona a causa di una svista sulla modalità di ritiro, Elio si rivela essere un appassionato di teorie esoteriche inerenti a connessioni astrali con altre dimensioni. Avviluppato nel magnetismo di una particolare runa detta Inguz, chiede una consulenza al professor Davide Martinelli, uno dei massimi esponenti di simbologia runica. Che male c’è a saziare le proprie curiosità esoteriche? Nessuno, e da una consulenza all’ipnosi regressiva il passo è breve. Elio, infatti, viene reso partecipe di una verità universale sconcertante e terribile, capace di cambiare per sempre il suo destino. Mi sento di definire il primo volume di Communion un buon inizio e, soprattutto, un solido spunto per approfondire argomenti come teorie pseudoscientifiche del “Punto Zero”, del “Salto Quantico”, degli “Antichi Astronauti”, storiografia di associazioni massoniche e dei testi antichi, evoluzione genetica e studi neuroscientifici all’avanguardia. Molto ben strutturato, il primo numero si presenta in una veste allettante, qualitativamente eccellente, impaginato magnificamente nel suo formato “maxi” (più grande di un classico spillato americano). Il team di realizzazione è lo stesso visto all’opera sulla graphic novel La Scelta: Marco Chiuchiarelli ai disegni, alla sceneggiatura suo fratello Stefano, mentre ai colori ritroviamo il buon Simone Prisco, capace di gestire alla perfezione le scelte cromatiche delle varie tavole. Una nota di merito va a Mirko Serino per la magnifica cover di questo primo numero. Ora però veniamo alle note dolenti… il secondo volume non è ancora stato pubblicato e il cliffhanger finale è un colpo spietato da parte di questi pionieri dell’editoria a fumetti. Acquisto obbligatissimo. Fidatevi.

Giuseppe Sanseverino

“LA SCELTA” di Marco Chiuchiarelli, Stefano Chiuchiarelli e Simone Prisco, Douglas Edizioni.

La-scelta-copertinaDa sempre appassionati di filosofia ed esoterismo, i fratelli Marco e Stefano Chiuchiarelli, attraverso La Scelta (pubblicata da Douglas Edizioni), raccontano della storia più antica del mondo: quel litigio tra Padre e figlio che nel corso della storia ha subito metamorfosi e influenze interpretative, nascondendo un’importante verità. Helel, il portatore di luce, l’arcangelo che si ribellò ai divini equilibri universali, risalta nel tormento dovuto ad un vuoto incolmabile di verità, giustizia e libertà, caratteristica granitica della sua esistenza atemporale. Nel suo amore infinito, trasgredendo il volere di Yahweh, donò all’uomo la partecipazione all’assoluto, alla creazione stessa. Esiliato, deformato, maledetto, pagò il prezzo altissimo dei doni incompresi dall’ingrato genere umano, irresponsabile recidivo protagonista della sua ciclica quotidianità. Avvalendosi nella colorazione del maestro Simone Prisco, ad un’analisi più approfondita, la graphic novel si presenta come un riscatto troppo a lungo agognato. A fine lettura, nelle vostre menti si insinuerà un revisionismo incalzante che potrebbe farvi perdere il sonno. Del resto avrete un’eternità per riposare.

Intervista a Stefano Chiuchiarelli

Caro Stefano, ti ringrazio ovviamente per avermi concesso l’opportunità di leggere questa vostra bellissima graphic novel e per avermi permesso di intervistare ogni elemento chiave della vostra bellissima realtà editoriale, della quale ne sei direttore insieme a tuo fratello Marco. Leggendo, mi sono venute spontanee queste poche domande, la prima: la figura di Lucifero negli ultimi anni sta vivendo una forte trasformazione, da simbolo del male a personaggio intriganti e di grande fascino. Nella graphic novel rappresenta un nuovo Prometeo, portatore di conoscenza per gli uomini. Cosa ha portato a questa scelta?

L’idea, nata diversi anni fa, è stata piuttosto casuale, nel senso che si è sviluppata in corso d’opera. Si è partiti da uno spunto iniziale di voler realizzare una storia su Lucifero: devi sapere che io e Marco siamo entrambi interessati a tematiche per così dire bibliche, per cui il personaggio di Lucifero/Satana/Helel (nome ebraico del protagonista) è venuto da sé. Detto questo, riproporlo in chiavi di lettura già note e abusate sarebbe stato inutile. Da qui l’esigenza di rappresentarlo secondo un’interpretazione diversa: occorreva innanzitutto dargli un taglio un po’controcorrente. È prevalso l’aspetto positivo del carattere.

La conoscenza è spesso vista come arma a doppio taglio e in tal caso, è impossibile dimenticare la collocazione dantesca di Ulisse, punito per la sua sete di conoscenza e per il superare i limiti imposti da Dio. Nella sua opera Lucifero incarna in parte l’ulissismo umano che sempre più caratterizza il nostro secolo?

Non direi che possa essere accostato all’Ulisse dantesco. Ulisse è egli stesso in prima persona assetato di conoscenza al punto da cercarla ostinatamente anche superando i limiti imposti all’uomo, peculiarità, questa, del tutto umana. Il nostro Lucifero è già portatore di conoscenza, la possiede intrinsecamente, tuttavia, per un suo personale senso di giustizia desidera rendere partecipe di questa conoscenza, o almeno di una sua porzione, gli uomini, anzi i primi uomini, Adamo ed Eva che da essa, per decreto divino, erano stati esclusi.

Dovendo scegliere, preferireste ricevere la conoscenza e tutte le sue conseguenze o rimanere nell’ignoranza, confinati nell’Eden?

In ciò sono molto Ulisse. Personalmente, preferisco affrontare le conseguenze, anche fatali, della conoscenza, anziché, per citare nuovamente Fabrizio de Andrè, ‘vivere una vita da scemo nel giardino incantato’. Il desiderio di conoscenza è, o almeno dovrebbe essere, lo stimolo a proseguire nell’esistenza un gradino un po’ più su delle bestie. Altrimenti cosa ci stiamo a fare su questa terra?

Alla fine gli uomini hanno deciso di fare di Lucifero un capro espiatorio per i propri errori: è una questione di ingratitudine o il segno dell’incapacità umana di assumersi le responsabilità delle scelte sbagliate?

I capri espiatori sono da sempre un comodo sistema per scaricare su terze entità, il più delle volte incolpevoli, il peso di responsabilità che gli uomini, per viltà o per proprio tornaconto, non riescono a sostenere. Lucifero, nella mia visione, è stato sicuramente il capro per eccellenza cui imputare le colpe più svariate.

Un’ultima domanda. Simone Prisco (colorista della vostra graphic novel), peraltro candidato con Vita per il Gran Guinigi al Lucca Comics&Games 2015, è al lavoro su un nuovo progetto. Sbilanciandovi, potreste dirci dell’altro?

Posso dirti che Simone Prisco è, sicuramente, un artista sopraffino e di grande sensibilità. Siamo certi, quindi, che anche il suo nuovo lavoro non smentirà la sua bravura. Siamo molto orgogliosi di averlo con noi, come artista e soprattutto come amico.

Stefano, grazie ancora. al Napoli Comicon 2016.

Giuseppe Sanseverino

“15 AGOSTO” di Germano Massenzio, Douglas Edizioni.

15Agosto_Massenzio15 agosto. Il caldo. Quello che picchia forte. Quello che ha il suono del silenzio delle piazze deserte e del brusio delle spiagge affollate. Il caldo che s’incarna nella forma inconfondibile del Super Santos, il pallone del popolo (perché costava poco e si poteva riparare), che ha segnato l’infanzia di milioni di italiani negli ultimi cinquant’anni. Nato dalla mente di Germano Massenzio, 15 agosto si rivela essere una chicca originalissima. Di nicchia, questo è certo. Bisogna essere dei veri aficionados della nona arte per poterne cogliere le sfumature. L’assenza di dialoghi, che caratterizza le trentadue pagine dell’albo, cattura il lettore ovattando la frenesia di ciò che lo circonda. Ci si ritrova ad essere i principali protagonisti di un qualcosa di antico, come l’innocenza delle vacanze estive adolescenziali. Le vacanze sulle quali si fantasticava tra i banchi di scuola, in balia dei primi amori e dei baci rubati nei cortili. Frammenti di spensieratezza che hanno formato il carattere di giovani adulti, marcati e indelebili come le matite e le chine proposte dall’autore. In bianco, nero e scale di grigi. Perché il passato è come un vecchio film, di quelli che non fanno più. Le sfumature acquerellate fondono le varie tavole, mescolando diverse location. In due posti allo stesso tempo. Sopra e sotto. Come se tutto avvenisse all’interno di una biglia. Emozionante come poche altre cose, 15 agosto è pubblicato da Douglas Edizioni e potrà essere strappato alla vostra libreria ogni volta che sarete vittimizzati dalla nostalgia canaglia. In inverno, quando il desiderio di avere i piedi a mollo in riva al mare sarà tormentoso, oppure in estate, quando il ricordo sfocato della nostra infanzia, nel silenzio della controra, diventa più nitido.

Intervista a Germano Massenzio

Ciao Germano, prima di procedere vorrei ringraziarti per aver trovato il tempo di rispondere a qualche domanda:

Come nasce Germano Massenzio in quanto artista?

Grazie per la definizione, spero nel mio piccolo di esserlo! Nasco come appassionato di cartoni giapponesi sin da bambino, crescendo ho conosciuto altri “mondi artistici” che comunque mi hanno influenzato e che “riverso”, o almeno cerco di farlo nel mio lavoro su carta…

La tua famiglia ha sempre supportato le tue ambizioni artistiche o sei stato un po’ una pecora nera?

Beh, anche se la mia è una famiglia tradizionale, ho avuto la fortuna di essere sempre stato supportato nelle mie scelte, non facendomi mai sentire “diverso” lavorativamente parlando!

Quali sono state le tue fonti di ispirazione nel mondo del fumetto?

Si parte dal tuo quotidiano, magari da un libro letto, un articolo di giornale, da un’ episodio personale o vissuto indirettamente, un film, una canzone… insomma, le fonti sono molteplici, l’abilità sta poi nel tramutarlo in una storia adatta al mondo del fumetto.

Dal tuo punto di vista, in che direzione muove il mercato del fumetto e, in particolar modo, quello del fumetto d’autore e/o autoprodotto?

Questo periodo storico del fumetto italiano, e non solo, ha messo in luce una generazione di ragazzi e ragazze che sentono questo linguaggio molto vicino al loro modo di essere; c’è voglia di fumetto a 360° e lo si usa anche in diversi settori. In questo momento il mercato è pieno zeppo di pubblicazioni (non è facile emergere) e si sgomita in uno spazio abbastanza stretto ma, sicuramente, il genere graphic novel è quello che va per le lunghe. Quello che sta accadendo in questo campo, mi ricorda un po’ quello che accadde nel panorama musicale italiano dagli anni ’60 agli ’80, dove nascevano gruppi musicali e cantanti solisti come funghi… in quell’epoca tutti volevano fare musica!

Credi che la digitalizzazione delle opere a fumetti possa essere dannosa ai fini delle piccole case editrici?

Come tutte le cose dipende da che uso si fa…io penso di no, ma il fascino dell’edizione cartacea rimane impagabile, sia per l’autore che per il lettore.

Quanto è importante il canale dei social network per la piccola editoria e per le centinaia di bravi artisti intrappolati nell’anonimato?

Il discorso è molto complesso. Prendendo ad esempio Facebook,  se lo si usa con intelligenza a livello lavorativo, può dare una visibilità eccellente.

Focalizzandoci su 15 agosto, leggerlo è stato come guardarmi allo specchio e, con disperata consapevolezza, sentirmi distante da ciò che è stata la mia infanzia, da ciò che ero io. Il bianco e nero è stata una scelta obbligata rispetto al colore o un esercizio di stile per sottolineare appunto un qualcosa di superato, di sbiadito?

Quest’albo in realtà fa parte di una raccolta formata da tre storie brevi autoconclusive, che ha per titolo L’odore del bianco e nero. Il titolo, come si può intuire, ti introduce con quella che è stata la mia scelta di linguaggio per la realizzazione di quest’opera.

Preferisci approcciarti alla carta con tecniche tradizionali o preferisci bypassare tutto sfruttando le potenzialità del digitale?

Preferisco la prima, ma non disdegno la seconda. Entrambe richiedono sempre molta applicazione per la realizzazione.

Vedremo nell’immediato futuro altre tue opere?

Fortunatamente, ho ancora qualcosa da dire come autore. In questo momento sono in una fase “work in progress”… speriamo di riparlarne presto!

Germano, grazie per il tuo tempo. Arrivederci al Napoli Comicon 2016.

Giuseppe Sanseverino

“VITA” di Simone Prisco, Douglas Edizioni.

StampaVita ha l’odore di una bottega d’arte. Una sorta di spiritualità che si ritrova nel legno antico, nei pennelli, nelle tavolozze incrostate, nella trementina. Un silenzio mistico che trasuda dalle mani esperte di Simone Prisco, autore di questo gioiello (peraltro candidato al Premio Gran Guinigi a Lucca Comics&Games 2015). Più che una graphic novel, mi sentirei di definire Vita come una sorta di memoriale generazionale. Sfogliando le pagine della storia, che vede nell’incipit una Pozzuoli dei primi del ‘900, è tangibile una cultura popolare legata ancora ad antiche tradizioni che si perdono negli anni preunitari. La vita semplice, che sa di lavoro onesto, gelosamente custodito e, al momento giusto, tramandato. La vita fatta di sangue, versato da giovani uomini (nel pieno del loro ardore) durante la Seconda Guerra Mondiale. La vita che lacera, e riduce in macerie, il microcosmo familiare con il boato sordo del terremoto degli anni ’80 (raccontato con lirismo innocente e straziante). Definendola una storia scolpita nel passato, dal tratto sporco e urlante, dai colori caldi e speranzosi di un futuro migliore, Vita è pubblicato da Douglas Edizioni che, grazie ai suoi talentuosissimi artisti, si propone come una delle realtà editoriali campane di maggior successo. Consiglio l’acquisto a chi ha voglia di approfondire quel che eravamo e che, forse, non saremo mai più.

Intervista a Simone Prisco

Prima di cominciare, oltre che ringraziare te, caro Simone, vorrei abbracciare con affetto lo staff di Douglas Edizioni, che crede nel fumetto d’autore come pochi altri sanno fare. Detto ciò, cominciamo pure:

Come nasce Vita?

Vita nasce come omaggio spontaneo per una persona a me molto cara. Inizialmente l’idea era per un ciclo d’incisioni (che per il momento non ho ancora realizzato) col proseguire della realizzazione dei bozzetti mi rendevo conto che quei disegni raccontavano una storia e così in metrò iniziai a fare un vero e proprio storyboard che poi è diventato la base di Vita.

Le tecniche pittoriche usate sono state influenzate in qualche modo dalla storia?

Non in particolar modo. Venendo da una formazione artistica classica ho cercato di portare nel mio fumetto la pittura e l’incisione. Le differenze di tecniche usate per Vita non hanno nessuno schema preciso, ci sono tavole che sentivo di realizzare in bianco e nero ed altre, invece, che avevano bisogno dell’intensità del colore per spiegare quello che avevo dentro.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento? A quali ti senti più vicino tecnicamente?

Gli artisti a cui cerco di attingere maggiormente sono mostri sacri della pittura: Rembrandt, Goya, Caravaggio, Ribera, Klimt, Munch ma probabilmente potrei andare avanti per pagine intere, vicino a loro do sempre uno sguardo agli autori di fumetti che mi piacciono particolarmente come Dave McKean, Sergio Toppi, Dino Battaglia, Gipi, Esad Ribic, Henryk Sienkiewicz, Kent Williams, ma anche qui potremmo tirarla per le lunghe. Artisticamente mi piacerebbe essere McKean o Goya, ma anche Toppi ha una grande influenza su di me, quindi potrei dire di sentirmi un pò vicino a questi grandi artisti (almeno nella mia testa).

Quanto è ancora radicato, nell’attuale campano e nel suo modo di vivere, il passato?

Direi che il popolo campano, e in particolare quello partenopeo, soffre ancora di modi di essere legati al suo passato storico e culturale: un certo atteggiamento condiscendente nei confronti dell’autorità, anche se non più così stratificato, una dose di superstizione e di rassegnazione nei confronti degli eventi della vita, anche se spesso noto una volontà di reagire collettiva che magari nel nostro passato era molto meno presente. Ma credo che noi Campani, a tutti i livelli, dovremmo essere capaci di amare molto di più la nostra terra.

Secondo alcuni revisionisti, la Campania sarebbe stata in qualche modo il fiore all’occhiello dell’Europa se non ci fosse stata l’unificazione ad opera dei piemontesi. Cosa ne pensi di questa presa di coscienza antistorica ad opera di associazioni culturali come Briganti?

La Storia viene scritta dai vincitori. Il revisionismo storico è un argomento importante e attuale, la storia moderna ha di certo nascosto o evitato di raccontare una Napoli tra le prime città europee in molti settori, associazioni come Briganti, ma anche il movimento V.A.N.T.O., vanno a toccare questi tasti in modo che chiunque di noi possa sapere di più del nostro passato; il loro è un lavoro prima di tutto di ricerca, poi di divulgazione che io condivido pienamente.

Il secolo di maggiore sviluppo per l’arte napoletana?

A mio modesto parere credo che sia il diciassettesimo secolo di maggior splendore artistico per Napoli, anche se è riduttivo cercare di concentrare millenni d’arte in così poche righe. Opto per il seicento per la presenza di grandi maestri che influenzano l’arte tuttora come Caravaggio, ma anche Ribera, Mattia Preti, Luca Giordano, Artemisia Gentileschi, e come dicevo poco sopra, è veramente riduttivo cercare in poche parole di spiegare come l’arte abbia giovato a Napoli e Napoli all’arte.

Rivedremo presto qualche tuo altro lavoro?

Certamente! Sono all’opera su un secondo volume autoriale che mi sta molto a cuore e che, molto probabilmente, vedrà la luce al Napoli Comicon 2016.

Simone, ti ringrazio per avermi concesso questa intervista. Arrivederci al Napoli Comicon 2016.

 Giuseppe Sanseverino

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