15Agosto_Massenzio15 agosto. Il caldo. Quello che picchia forte. Quello che ha il suono del silenzio delle piazze deserte e del brusio delle spiagge affollate. Il caldo che s’incarna nella forma inconfondibile del Super Santos, il pallone del popolo (perché costava poco e si poteva riparare), che ha segnato l’infanzia di milioni di italiani negli ultimi cinquant’anni. Nato dalla mente di Germano Massenzio, 15 agosto si rivela essere una chicca originalissima. Di nicchia, questo è certo. Bisogna essere dei veri aficionados della nona arte per poterne cogliere le sfumature. L’assenza di dialoghi, che caratterizza le trentadue pagine dell’albo, cattura il lettore ovattando la frenesia di ciò che lo circonda. Ci si ritrova ad essere i principali protagonisti di un qualcosa di antico, come l’innocenza delle vacanze estive adolescenziali. Le vacanze sulle quali si fantasticava tra i banchi di scuola, in balia dei primi amori e dei baci rubati nei cortili. Frammenti di spensieratezza che hanno formato il carattere di giovani adulti, marcati e indelebili come le matite e le chine proposte dall’autore. In bianco, nero e scale di grigi. Perché il passato è come un vecchio film, di quelli che non fanno più. Le sfumature acquerellate fondono le varie tavole, mescolando diverse location. In due posti allo stesso tempo. Sopra e sotto. Come se tutto avvenisse all’interno di una biglia. Emozionante come poche altre cose, 15 agosto è pubblicato da Douglas Edizioni e potrà essere strappato alla vostra libreria ogni volta che sarete vittimizzati dalla nostalgia canaglia. In inverno, quando il desiderio di avere i piedi a mollo in riva al mare sarà tormentoso, oppure in estate, quando il ricordo sfocato della nostra infanzia, nel silenzio della controra, diventa più nitido.

Intervista a Germano Massenzio

Ciao Germano, prima di procedere vorrei ringraziarti per aver trovato il tempo di rispondere a qualche domanda:

Come nasce Germano Massenzio in quanto artista?

Grazie per la definizione, spero nel mio piccolo di esserlo! Nasco come appassionato di cartoni giapponesi sin da bambino, crescendo ho conosciuto altri “mondi artistici” che comunque mi hanno influenzato e che “riverso”, o almeno cerco di farlo nel mio lavoro su carta…

La tua famiglia ha sempre supportato le tue ambizioni artistiche o sei stato un po’ una pecora nera?

Beh, anche se la mia è una famiglia tradizionale, ho avuto la fortuna di essere sempre stato supportato nelle mie scelte, non facendomi mai sentire “diverso” lavorativamente parlando!

Quali sono state le tue fonti di ispirazione nel mondo del fumetto?

Si parte dal tuo quotidiano, magari da un libro letto, un articolo di giornale, da un’ episodio personale o vissuto indirettamente, un film, una canzone… insomma, le fonti sono molteplici, l’abilità sta poi nel tramutarlo in una storia adatta al mondo del fumetto.

Dal tuo punto di vista, in che direzione muove il mercato del fumetto e, in particolar modo, quello del fumetto d’autore e/o autoprodotto?

Questo periodo storico del fumetto italiano, e non solo, ha messo in luce una generazione di ragazzi e ragazze che sentono questo linguaggio molto vicino al loro modo di essere; c’è voglia di fumetto a 360° e lo si usa anche in diversi settori. In questo momento il mercato è pieno zeppo di pubblicazioni (non è facile emergere) e si sgomita in uno spazio abbastanza stretto ma, sicuramente, il genere graphic novel è quello che va per le lunghe. Quello che sta accadendo in questo campo, mi ricorda un po’ quello che accadde nel panorama musicale italiano dagli anni ’60 agli ’80, dove nascevano gruppi musicali e cantanti solisti come funghi… in quell’epoca tutti volevano fare musica!

Credi che la digitalizzazione delle opere a fumetti possa essere dannosa ai fini delle piccole case editrici?

Come tutte le cose dipende da che uso si fa…io penso di no, ma il fascino dell’edizione cartacea rimane impagabile, sia per l’autore che per il lettore.

Quanto è importante il canale dei social network per la piccola editoria e per le centinaia di bravi artisti intrappolati nell’anonimato?

Il discorso è molto complesso. Prendendo ad esempio Facebook,  se lo si usa con intelligenza a livello lavorativo, può dare una visibilità eccellente.

Focalizzandoci su 15 agosto, leggerlo è stato come guardarmi allo specchio e, con disperata consapevolezza, sentirmi distante da ciò che è stata la mia infanzia, da ciò che ero io. Il bianco e nero è stata una scelta obbligata rispetto al colore o un esercizio di stile per sottolineare appunto un qualcosa di superato, di sbiadito?

Quest’albo in realtà fa parte di una raccolta formata da tre storie brevi autoconclusive, che ha per titolo L’odore del bianco e nero. Il titolo, come si può intuire, ti introduce con quella che è stata la mia scelta di linguaggio per la realizzazione di quest’opera.

Preferisci approcciarti alla carta con tecniche tradizionali o preferisci bypassare tutto sfruttando le potenzialità del digitale?

Preferisco la prima, ma non disdegno la seconda. Entrambe richiedono sempre molta applicazione per la realizzazione.

Vedremo nell’immediato futuro altre tue opere?

Fortunatamente, ho ancora qualcosa da dire come autore. In questo momento sono in una fase “work in progress”… speriamo di riparlarne presto!

Germano, grazie per il tuo tempo. Arrivederci al Napoli Comicon 2016.

Giuseppe Sanseverino