StampaVita ha l’odore di una bottega d’arte. Una sorta di spiritualità che si ritrova nel legno antico, nei pennelli, nelle tavolozze incrostate, nella trementina. Un silenzio mistico che trasuda dalle mani esperte di Simone Prisco, autore di questo gioiello (peraltro candidato al Premio Gran Guinigi a Lucca Comics&Games 2015). Più che una graphic novel, mi sentirei di definire Vita come una sorta di memoriale generazionale. Sfogliando le pagine della storia, che vede nell’incipit una Pozzuoli dei primi del ‘900, è tangibile una cultura popolare legata ancora ad antiche tradizioni che si perdono negli anni preunitari. La vita semplice, che sa di lavoro onesto, gelosamente custodito e, al momento giusto, tramandato. La vita fatta di sangue, versato da giovani uomini (nel pieno del loro ardore) durante la Seconda Guerra Mondiale. La vita che lacera, e riduce in macerie, il microcosmo familiare con il boato sordo del terremoto degli anni ’80 (raccontato con lirismo innocente e straziante). Definendola una storia scolpita nel passato, dal tratto sporco e urlante, dai colori caldi e speranzosi di un futuro migliore, Vita è pubblicato da Douglas Edizioni che, grazie ai suoi talentuosissimi artisti, si propone come una delle realtà editoriali campane di maggior successo. Consiglio l’acquisto a chi ha voglia di approfondire quel che eravamo e che, forse, non saremo mai più.

Intervista a Simone Prisco

Prima di cominciare, oltre che ringraziare te, caro Simone, vorrei abbracciare con affetto lo staff di Douglas Edizioni, che crede nel fumetto d’autore come pochi altri sanno fare. Detto ciò, cominciamo pure:

Come nasce Vita?

Vita nasce come omaggio spontaneo per una persona a me molto cara. Inizialmente l’idea era per un ciclo d’incisioni (che per il momento non ho ancora realizzato) col proseguire della realizzazione dei bozzetti mi rendevo conto che quei disegni raccontavano una storia e così in metrò iniziai a fare un vero e proprio storyboard che poi è diventato la base di Vita.

Le tecniche pittoriche usate sono state influenzate in qualche modo dalla storia?

Non in particolar modo. Venendo da una formazione artistica classica ho cercato di portare nel mio fumetto la pittura e l’incisione. Le differenze di tecniche usate per Vita non hanno nessuno schema preciso, ci sono tavole che sentivo di realizzare in bianco e nero ed altre, invece, che avevano bisogno dell’intensità del colore per spiegare quello che avevo dentro.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento? A quali ti senti più vicino tecnicamente?

Gli artisti a cui cerco di attingere maggiormente sono mostri sacri della pittura: Rembrandt, Goya, Caravaggio, Ribera, Klimt, Munch ma probabilmente potrei andare avanti per pagine intere, vicino a loro do sempre uno sguardo agli autori di fumetti che mi piacciono particolarmente come Dave McKean, Sergio Toppi, Dino Battaglia, Gipi, Esad Ribic, Henryk Sienkiewicz, Kent Williams, ma anche qui potremmo tirarla per le lunghe. Artisticamente mi piacerebbe essere McKean o Goya, ma anche Toppi ha una grande influenza su di me, quindi potrei dire di sentirmi un pò vicino a questi grandi artisti (almeno nella mia testa).

Quanto è ancora radicato, nell’attuale campano e nel suo modo di vivere, il passato?

Direi che il popolo campano, e in particolare quello partenopeo, soffre ancora di modi di essere legati al suo passato storico e culturale: un certo atteggiamento condiscendente nei confronti dell’autorità, anche se non più così stratificato, una dose di superstizione e di rassegnazione nei confronti degli eventi della vita, anche se spesso noto una volontà di reagire collettiva che magari nel nostro passato era molto meno presente. Ma credo che noi Campani, a tutti i livelli, dovremmo essere capaci di amare molto di più la nostra terra.

Secondo alcuni revisionisti, la Campania sarebbe stata in qualche modo il fiore all’occhiello dell’Europa se non ci fosse stata l’unificazione ad opera dei piemontesi. Cosa ne pensi di questa presa di coscienza antistorica ad opera di associazioni culturali come Briganti?

La Storia viene scritta dai vincitori. Il revisionismo storico è un argomento importante e attuale, la storia moderna ha di certo nascosto o evitato di raccontare una Napoli tra le prime città europee in molti settori, associazioni come Briganti, ma anche il movimento V.A.N.T.O., vanno a toccare questi tasti in modo che chiunque di noi possa sapere di più del nostro passato; il loro è un lavoro prima di tutto di ricerca, poi di divulgazione che io condivido pienamente.

Il secolo di maggiore sviluppo per l’arte napoletana?

A mio modesto parere credo che sia il diciassettesimo secolo di maggior splendore artistico per Napoli, anche se è riduttivo cercare di concentrare millenni d’arte in così poche righe. Opto per il seicento per la presenza di grandi maestri che influenzano l’arte tuttora come Caravaggio, ma anche Ribera, Mattia Preti, Luca Giordano, Artemisia Gentileschi, e come dicevo poco sopra, è veramente riduttivo cercare in poche parole di spiegare come l’arte abbia giovato a Napoli e Napoli all’arte.

Rivedremo presto qualche tuo altro lavoro?

Certamente! Sono all’opera su un secondo volume autoriale che mi sta molto a cuore e che, molto probabilmente, vedrà la luce al Napoli Comicon 2016.

Simone, ti ringrazio per avermi concesso questa intervista. Arrivederci al Napoli Comicon 2016.

 Giuseppe Sanseverino